Perchè la terapia manuale funziona
Una scoperta tra nervi, tessuti ed adattamenti del corpo
1. Introduzione
Per molto tempo ho pensato alla terapia manuale soprattutto come a un insieme di tecniche: pressioni, mobilizzazioni, lavoro sui muscoli, sulla fascia, sulle articolazioni.
Funzionavano, sì, ma dentro di me rimaneva una domanda aperta:
“perché aiutano davvero le persone a stare meglio? Cosa succede, concretamente, nel corpo?“
Approfondendo lo studio del sistema nervoso, del tessuto connettivo e dei meccanismi di adattamento allo stress, ho iniziato a vedere il quadro in modo molto più chiaro. Quello che segue è il risultato di questa “scoperta”: una visione semplice, ma profonda, di come la terapia manuale possa aiutare a risolvere molte condizioni dolorose e disfunzionali.
2. Quando il segnale nervoso si “incasina”: eccitabilità e cross-talk
Uno dei passaggi che per me è stato davvero illuminante è stato capire che non servono grandi problemi per creare grandi effetti nel sistema nervoso e di conseguenza sul sistema muscolare
All’inizio pensavo che il dolore o i disturbi importanti arrivassero solo dopo traumi evidenti o lesioni serie. Poi ho capito che non funziona così.
Anche qualcosa di apparentemente piccolo può fare molta strada.
Un muscolo sempre troppo teso, un’articolazione che si muove male, un tessuto irritato: tutte queste cose mandano segnali continui al midollo spinale. È come se il sistema nervoso ricevesse un rumore di fondo costante. Col tempo questo “bombardamento” rende i nervi più sensibili, più reattivi, meno capaci di tollerare lo stress.
In alcune situazioni succede anche qualcosa di ancora più interessante: i nervi, sovraccarichi, iniziano a comunicare tra loro in modo confuso. È quello che viene chiamato cross-talk. In pratica, messaggi che dovrebbero rimanere separati si mescolano.
Il risultato può essere:
- dolore che non passa
- muscoli che restano contratti senza motivo apparente
- difficoltà nel muoversi correttamente
- cambiamenti nella circolazione locale
Ed è qui che ho fatto una scoperta fondamentale: non serve una grande lesione per creare un grande problema.
Molto spesso bastano piccoli stress ripetuti nel tempo, quasi invisibili, che giorno dopo giorno mettono il sistema nervoso in uno stato di allerta continua.
3. I nervi devono scorrere (e spesso non lo fanno)
Un’altra scoperta chiave riguarda i nervi. Tendiamo a immaginarli come cavi elettrici fissi, ma non è così. I nervi devono muoversi, scorrere, adattarsi ai movimenti del corpo.
Intorno al nervo esistono strutture che lo circondano come muscoli, fasce, legamenti, ossa. Questi tessuti dovrebbero permettere al nervo di muoversi liberamente. Ma se diventano rigidi, fibrotici o infiammati, il nervo perde mobilità.
Esempi molto comuni:
- una protrusione discale che riduce lo spazio per il nervo
- un tunnel carpale che si restringe
- un muscolo troppo rigido che “incastra” un nervo nel suo passaggio
In questi casi non parliamo solo di “nervo in tensione”, ma di movimento neurale anomalo. Il nervo non scorre più come dovrebbe, e questo genera dolore e sintomi spesso difficili da interpretare.
4. Quando il dolore non è solo meccanico: cosa ho capito ascoltando i tessuti
Non tutto si può spiegare solo con un “nervo schiacciato” o con un problema puramente meccanico.
A volte entrano in gioco infiammazione, stress o sostanze tossiche, che cambiano la qualità dei tessuti intorno al nervo. Il nervo non è più libero di muoversi: diventa meno elastico e meno capace di adattarsi. Così anche movimenti o allungamenti molto leggeri possono dare fastidio o dolore.
Questo mi ha fatto capire perché alcune persone stanno male anche se dagli esami non risulta nulla di evidente: il problema non è lo spazio, ma come è diventato il tessuto.
Un altro passaggio importante è capire come il corpo reagisce allo stress nel tempo. Prima si attiva per difendersi, poi cerca di adattarsi, ma se lo stress continua troppo a lungo arriva a un punto di esaurimento. Questo succede sia in tutto l’organismo sia in una singola zona del corpo.
Se una postura sbagliata, un trauma o uno stress emotivo si ripetono, il corpo si adatta, ma cambia davvero. I muscoli restano tesi, i tessuti diventano più densi e meno elastici, possono formarsi zone di fibrosi. In pratica, il corpo “memorizza” la storia della persona nei tessuti. E quando li tocchiamo con le mani, stiamo leggendo quella storia.
